Residenza d'artista

Una Residenza d'artista per valorizzare l’archivio fotografico della Soprintendenza di Bari

"Rispetto a quei particolari luoghi che sono i musei e gli archivi - scrive Pierangelo Di Vittorio, del collettivo Action30 - oggi siamo portati a credere che il problema sia entrarci, mentre la scommessa potrebbe essere piuttosto come uscirne. Il presente, che sembra scorrere sotto i nostri piedi come una specie di tapis roulant, è in realtà un denso sistema di oggetti nel quale siamo immersi, invischiati, talvolta intrappolati”.


 


Tentare di rendere fruibile e accessibile su larga scala il Patrimonio culturale è il primo obiettivo di Of(f) the archive, centro di fotografia volto alla digitalizzazione, catalogazione e valorizzazione di beni fotografici e documentari, mediante la ricerca storica e la produzione artistica contemporanea. Negli ultimi due anni, la sua missione è stata sposata e condivisa dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bari che ha creduto nel progetto portato avanti sulla fototeca di cui è custode e responsabile. In questo percorso, che parte dalla digitalizzazione di circa 300 fotografie conservate nella fototeca regionale, la ricerca iconografica e archivistica viene affiancata alla produzione artistica per la divulgazione e l’interpretazione dell’archivio stesso. L’artista è chiamato a operare e a riflettere sulle immagini al fine di produrre pensiero critico ed espandere i confini fisici del luogo deputato alla conservazione del Patrimonio, per abbattere le barriere tra archivio e pubblico e per riconnettere il primo nel flusso degli eventi. A tal fine, da luglio 2018 a maggio 2019, è stata avviata una residenza d'artista con i collettivi Action30 e Discipula, coinvolti (ognuno con la propria specificità artistica, pertinente alla filosofia e alle arti visive) nella produzione di un progetto che rielabora i contenuti delle fotografie in forma inedita, e che assume il libro come supporto e strumento divulgativo.

 

La residenza e il libro d’artista

 

Il libro, proprio in virtù della sua possibilità di divenire veicolo capillare e democratico di contenuti artistici, è stato scelto, nell’ambito della residenza artistica a cura di Of(f) the archive, come output di un percorso di conoscenza e di rielaborazione dell’archivio, divenendo supporto fisico, forma divulgativa e contenuto stesso dell'opera.

 

“Io considero [le parole] come materiale visivo e le ho considerate come delle sculture, esse hanno un volume e uno spessore – scrive Edward Ruscha, autore diTwentysix Gasoline Stations, 1963, considerato il primo libro d’artista della storia - . Se voi guarderete il libro vedrete come la tipografia funzioni bene. Ho lavorato su quello prima di prendere le fotografie. Non che io avessi un messaggio importante in merito al soggetto delle fotografie o ai contenuti o a qualsiasialtra cosa di simile, tutto ciò che io volevo era la coesione del tutto”.

 

Il libro d’artista, dunque, è tale perché l’artista diventa l’artefice della totalità dell’opera, tenendo conto della multidisciplinarietà e dell’incontro tra linguaggi differenti alla base del progetto creativo. In riferimento a questo modus operandi, fondamentale è stata la collaborazione tra i due differenti collettivi artistici che hanno contribuito alla realizzazione di un’opera unica, a partire dell’archivio fotografico della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bari. Durante la residenza Action30 e Discipula hanno osservato, conosciuto e, quindi, rielaborato le immagini conservate in fototeca, per decidere di dirottare la propria attenzione sui fondi inerenti le città pugliesi dell’interno, che si estendono sull’altopiano dell’Alta Murgia, nella provincia di Bari, ben lontano dall’immaginario più diffuso e turistico della Regione: Altamura, Gravina, Poggiorsini, Corato e Ruvo. In questi fondi fotografici, il paesaggio rupestre, gli ampi spazi desertici e solitari, così come il Patrimonio architettonico dei centri urbani hanno offerto agli artisti in residenza di riflettere sul processo della genesi della materia. Nel loro processo creativo la pietra (elemento base della trasformazione/genesi) si trasforma in altro, attraverso la mano dell’uomo, la storia, la tecnica, l’arte, la politica e le ideologie, dando vita a una narrazione immaginaria e fantascientifica sulle rovine dei nostri tempi. Il concetto della trasformazione non si ferma al contenuto e si estende parallelamente al libro e al processo artistico che trasformano l’archivio in opera d’arte e pensiero interpretativo, con un approccio interdisciplinare in cui la filosofia, il design e la cultura visiva rielaborano la visione del passato.

 

Due collettivi coinvolti

 

Action30

Collettivo di ricercatori e artisti, nato nel 2005, che indaga sulle nuove forme di razzismo e di fascismo attraverso l’analogia con gli anni ’30, e sperimenta forme ibride di trasmissione e condivisione della cultura nei campi dell’editoria, dello spettacolo e della realizzazione di mostre, eventi e situazioni didattiche di vario tipo. Tra le sue produzioni: i volumi L’uniforme e l’anima. Indagine sul vecchio e nuovo fascismo. Letture di: Bataille, Littell e Theweleit, Jackson, Pasolini, Foucault, Deleuze e Guattari, Agamben, Eco, Ballard (2009) e Bazar elettrico. Bataille, Warburg, Benjamin at Work (2017); il cortometraggio Grande Brasserie Cyrano (2009); i saggi-spettacolo Constellation 61. Entre histoire e magie, coprodotto con l’Autre « lieu », Bruxelles Laïque e il Théâtre National de Belgique (Bruxelles 2011 e 2012, Liegi e Marsiglia 2013), e Nage, nage petit poisson, Dés/obéir à l’époque de la téléréalité (Bruxelles 2014); l’happening-installazione Bazar elettrico in Action (Bari 14-19 novembre 2017).

 

Discipula

Collettivo operativo nel campo della ricerca visiva contemporanea fondato da MFG Paltrinieri, Mirko Smerdel e Tommaso Tanini nel 2013.
Attraverso l’intreccio di diverse pratiche – progetti espositivi ed editoriali, performances, lectures e workshops – Discipula esplora il ruolo e il significato delle immagini nel contesto mediatico contemporaneo.
Il lavoro del collettivo guarda alle immagini come strumenti di controllo nella coscienza politica ed economica e ne indaga il potere percettivo che agisce sullo spettatore. I loro progetti invitano a riconsiderare il valore delle immagini e a riconoscere i significati che si nascondo dietro l’ideologia della comunicazione.
Dal 2013 ad oggi Discipula ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero tra cui Centre Photographie Geneva, Krakow Photomonth, Unseen Photo Fair – Amsterdam, Photo 50 – London Art Fair, Matildenhöhe Darmstadt, FORMAT Festival – Derby, Kunsthalle Budapest, Tokyo Institute of Photography.
Discipula ha inoltre ricevuto premi nazionali ( Premio Level 0 ArtVerona 2017, Premio Fabbri 2016, Premio Pesaresi 2014) ed internazionali (Les Rencontres d’Arles, Author Book Award 2015).